Con quale gioia e felicità ti rivedo
Sirmione, gioiello delle penisole e delle isole,
fra tutte quelle che il duplice Nettuno accoglie nei
chiari laghi e nei vasti mari!Caio Valerio Catullo
Sulla costa meridionale del lago di Garda, all’estremità della penisola di Sirmione, si trovano i resti della villa romana nota da secoli con il nome di Grotte di Catullo.
È possibile raggiungere il luogo passeggiando attraverso il pittoresco centro di Sirmione per circa un chilometro, oppure usufruire di un trenino elettrico presente nei mesi estivi.
A oggi la Villa è una testimonianza fondamentale del periodo romano nel territorio di Sirmione ed è l’esempio più imponente di villa romana presente nell’Italia settentrionale.
Si tratta di un piccolo gioiello al centro del lago di Garda, da cui si può godere di una vista eccezionale e ci si può immergere nella storia e nella cultura della zona. Una suggestione unica per una visita che ci porta in uno dei cuori delle bellezze italiane.


L’area archeologica delle Grotte di Catullo è circondata da un pregevole uliveto con oltre 1500 piante e dalle acque del lago di Garda, dal luogo si può godere di una splendida panoramica del lago e della zona circostante.
Le Grotte di Catullo riuniscono i resti di una delle maggiori ville residenziali del nord Italia. Il complesso archeologico copre un’area di circa due ettari e ancora oggi è stato portato alla luce solo parzialmente.
La Villa fu costruita con una pianta rettangolare (di 167 x 105 metri) con due avancorpi sui lati corti nord e sud. Per superare l’inclinazione del banco roccioso su cui fu impostato l’edificio vennero create grandi opere di sostegno nella parte settentrionale e furono effettuati imponenti tagli per modellare le rocce. Questi sono ben visibili sul lato ovest sul lato orientale dell’avancorpo settentrionale.
I resti visitabili oggi si trovano quindi su tre livelli diversi: del settore settentrionale sono rimaste parti della grandiosa costruzione, mentre nulla è rimasto della zona abitativa crollata nel III secolo d.C.
È possibile visitare il piano nobile (gli ambienti di abitazione del proprietario), intermedio e inferiore. Il primo è il più danneggiato poiché la Villa dopo il suo abbandono è stata per secoli una cava di materiali.
Lungo il lato occidentale, oggi è visitabile il criptoportico, una lunga passeggiata un tempo coperta. Le parti residenziali dell’edificio erano situate nelle zone nord e sud, mentre la parte centrale, costituita oggi dal Grande Oliveto, era occupata da un esteso giardino.
I visitatori possono percorrere lunghi corridoi terrazzati sui lati est e ovest che venivano probabilmente utilizzati come passeggiate-belvedere.


Dal 1999 all’interno del parco della Villa è presente un piccolo museo archeologico organizzato in più sezioni che ospita numerosi reperti provenienti dagli scavi nella zona delle Grotte di Catullo e dalle altre ville romane presenti sul lago di Garda. Il Museo espone, oltre alla pianta generale della Villa, testimonianze fotografiche degli scavi, dei restauri e reperti particolarmente interessanti come mosaici pavimentali, oggetti in bronzo e ceramica, frammenti di stucchi, affreschi e una scultura raffigurante la testa di uno dei Dioscuri (personaggi della mitologia greca). L’illuminazione del Museo utilizza sapientemente la luce solare che dona al luogo un’atmosfera particolare e una colorazione dorata e misteriosa agli oggetti esposti.
La grande Villa, al di sotto della quale sono state rinvenute strutture del I secolo a.C., venne edificata tra la fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C.
La Villa era in stato di abbandono già dal III secolo d.C. quando parte della sua decorazione architettonica venne reimpiegata nell’altra villa romana di Sirmione, quella di Via Antiche Mura. Probabilmente non è stata più utilizzata in seguito a un incendio che ne ha danneggiato le strutture.
Tra il IV e il V secolo d.C. le imponenti strutture superstiti della Villa vennero incluse nelle fortificazioni che recingevano la penisola di Sirmione e all’interno dei resti dell’edificio romano furono realizzate delle sepolture.
Nel corso dei secoli molti cronisti e viaggiatori visitarono le rovine ma i primi studi concreti vennero effettuati solo nel 1801 dal generale La Come St. Michel, comandante d’artiglieria dell’esercito di Napoleone Bonaparte. Successivamente il conte veronese Giovanni Girolamo Orti Manara eseguì scavi e rilievi che pubblicò nel 1856 e su cui si basano ancora oggi gli storici contemporanei.
Nel 1939 la Soprintendenza dei Beni Archeologici avviò un programma di scavi e restauri, acquisendo nel 1948 l’intera area.
Durante gli anni novanta del Novecento ulteriori studi hanno confermato che la costruzione fu realizzata attraverso un progetto unitario che definì l’orientamento e la distribuzione degli spazi interni. Le qualità architettoniche della Villa e la sua posizione ne fanno un piccolo gioiello del Garda.
La denominazione Grotte di Catullo in riferimento alla Villa risale al Quattrocento, periodo in cui vennero riscoperte le liriche del poeta latino Catullo. Tra queste il Carme 31 descrive il ritorno nell’amata casa di Sirmione da parte del poeta: questo fece associare i resti a Catullo. In quell’epoca i resti erano visibili anche se quasi tutti interrati e coperti da vegetazione, per questo la Villa prese in nome di Grotte.
Il primo ad attribuire la Villa a Catullo fu lo studioso Marin Sanudo il giovane, nel 1483. Oggi si pensa che sia del tutto improbabile che la Villa appartenesse a Catullo in quanto dovrebbe essere stata edificata successivamente alla sua morte. La struttura precedente del I sec. a.C. avrebbe potuto però appartenere al poeta.


Dal 2012 è ripresa la raccolta delle olive nell’oliveto storico della Villa, dalle quali viene prodotto l’olio extra vergine Grotte di Catullo. Questo accade grazie alla collaborazione dell’UNAPROL e dell’Associazione Interprovinciale Produttori Olivicoli Lombardi (AIPOL) e ai finanziamenti da parte dell’Unione Europea e dell’Italia. In tutta l’area archeologica sono presenti attualmente circa 1500 ulivi, alcuni plurisecolari, appartenenti a tre differenti varietà gardesane: casaliva, leccino e gargnà.
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